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Anima della società (3/5)

I filosofi primordiali HITTITI, cercarono attraverso la riflessione e il ragionamento, di spiegare razionalmente tutto ciò che gli stava attorno, creando una prima forma del pensiero, archiviata nel periodo NEOHITTITA (1500-1100 a.c.), che è entrata in contatto con la civiltà MICENEA e IONICA in ANATOLIA, passando di bocca in bocca, divenne l’originale filosofia occidentale di base greca, frazionata poi in vari rami; dall’integralismo dei sette SAVI o saggi IONICI si passò all’individualismo di SOCRATE e alla filosofia moralista di PLATONE e di EPICURO; dalla matematica di PITAGORA alle tecniche logiche di ARISTOTELE; tutte dottrine che anticiparono la geometria, l’aritmetica, l’astrologia, l’alchimia, la scienza, la medicina e la psicologia.
 
Tutto si ripete, il patrimonio del passato è in continuo rinnovamento, dalla letteratura all’archeologia moderna, più si entra nel futuro e più si riscopre il passato, come una bilancia del tempo perduto, che chiede giustizia.
 
Nell’antichità, i pazzi erano giudicati saggi, perché uscivano dalle regole tradizionali del luogo; essi vagavano per villaggi e città coltivando idee proprie come uomini liberi, purtroppo non erano sempre ben voluti dalle autorità costituite.
 
Nessun vero pazzo o folle riconosce di esserlo, anzi lo nasconde e simula, per non essere isolato dal proprio mondo e dalle persone a lui vicine, ha paura di ammetterlo in pubblico, perché lo è realmente malato.
 
Invece i saggi non temono di definirsi pazzi, perché chiunque abbia una concezione razionale del mondo che ci circonda, non può non esserne sconvolto dagli avvenimenti che accadono ogni giorno, tra quotidiani e telegiornali, siamo bombardati da cattive notizie diffuse come uno spettacolo sportivo, dando l’impressione che oggi è comparso un problema gravissimo e fra tre giorni, tutto è dimenticato come se niente fosse accaduto prima e si ritorna alla normalità; è tutto come un denso fumo che oscura i nostri occhi e le nostre menti e ci spinge, pian piano, verso la violenza e la discordia selvaggia e irrazionale in ogni settore sociale e lavorativo; si passa così dalle violenze familiari alla guerra tra le nazioni, dall’imperialismo alla flessibilità, dalla religione alla politica; esse sono tutte questioni, basate sulle speculazioni e sugli interessi economici, nascosti sotto i pregiudizi culturali, razziali e religiosi; un mondo folle per un individuo sano di pensiero, che desidera vivere la propria vita in modo sereno, maturo e responsabile. Il bisogno primario di ogni essere umano, è possedere una casa e un lavoro, dove crescere e mantenere la propria famiglia, il bene più prezioso da proteggere e un lavoro stabile per garantire dai padri ai figli, il diritto di una vita dignitosa e rispettata.
 
Il lavoro è un’opportunità di sviluppo sociale e rappresenta la libertà di esprimere le proprie doti naturali.
 
La globalizzazione offre molti vantaggi come la moneta comune per incentivare l’economia, una lingua diplomatica comune per viaggiare e capirsi con più facilità, una cultura comune per sviluppare la scienza e la tecnologia, ma tutto questo slancio verso il futuro unico, non deve soffocare e condannare le tradizioni e le culture locali, perché esse rappresentano le nostre origini e le nostre identità, sono un grande universo formato da differenze sostanziali (climi, tipi di abitazioni, cucina, abiti, religioni, dialetti, letteratura, poesie, miti, leggende) che arricchiscono ogni nazione e rendono gli stessi argomenti più interessanti e più curiosi, agli occhi di chi non si ferma ai propri confini.

 
 
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